venerdì 12 gennaio 2007

Il rapporto con le emozioni e col profondo

Il rapporto con le emozioni, perchè sia fecondo, richiede apertura e capacità di lasciarsi coinvolgere e prendere, concedendosi appieno, nello spazio interiore, all'emozione, combinata a capacità di prendere distanza da ciò che si sta sentendo, distanza utile per vedere, riflessivamente, come guardandosi dentro uno specchio, ciò che l'emozione sta mostrando e rivelando di se stessi. E' la combinazione e l'alternanza ripetuta di questi movimenti, dell'aderire/lasciarsi coinvolgere dall'emozione e del prendere distanza per vedere, per ascoltare, per cogliere cosa nel proprio sentire ha preso e sta prendendo forma, che consente rapporto creativo con le proprie emozioni e con l'insieme del proprio sentire. La parte sconosciuta di noi, la parte che ancora ci è ignota, che si esprime nelle emozioni, che genera i sogni, cioè l'inconscio, non ha importanza marginale nella costruzione della conoscenza di noi stessi. Anzi, mi sento di dire che tutto della scoperta e della conoscenza possibile di noi stessi viene da lì, dal sentire, da ciò che si dà a noi imprevedibilmente, ma non insensatamente, nell'emozione, nel vissuto, nel complesso accadere degli eventi interiori, oltre che, in modo formidabilmente acuto ed efficace, nei sogni. Non sono l'inventiva o l'attivismo isolati del ragionamento, è il corso interiore imprevedibile, è la parte di noi ignota e pure così viva e insistentemente presente nella nostra vita, è l'inconscio a poter dirigere e rigenerare la conoscenza di noi stessi. Diventa necessario, essenziale corrispondergli capacità di ascolto e di pensiero riflessivo, volte ad assecondare, a raccogliere, a far nostro ciò che l'inconscio sa indirizzare, proporre, dire. L'inconscio non si può pilotare, è autonomo nelle sue espressioni, nelle sue scelte. Per fortuna! Non sottosta alle attese e alle previsioni, non è tutt'uno con ciò che amiamo pensare di noi e che vorremmo confermare, far persistere. Autonomo da tutto questo, l'inconscio ci dà ciò che ci serve per farci confrontare apertamente con noi stessi, per capirci, per farci crescere. L'inconscio è la parte di noi che guarda all'interno e in profondità la nostra esperienza, che ci offre i mezzi per conoscerci, per riconoscere ciò che sta accadendo. L'inconscio, attraverso il sentire, attraverso il susseguirsi, mai casuale, di stati d'animo e di emozioni, ci permette di uscire dalla posizione di estraneazione da noi stessi, di lontananza e di deriva rispetto al nostro corso interno. Prigionieri di una visione che coglie solo i fatti e la superficie, di un pensiero che spesso si arrabatta per far quadrare le idee e che, quando vorrebbe essere riflessivo, in realtà o sovrappone all'esperienza interiore significati concepiti in separata sede, senza ascolto del sentire, o si serve di formule già pronte e a pronto uso, possiamo trovare nell'inconscio le guide per rientrare dentro noi stessi, per conoscere, per conoscerci senza illusioni, elusioni o trucchi. Al pensiero conscio che, se costruito su basi razionali, nella conoscenza di se stessi, è spesso, al di là della presunzione, sgangheratamente approssimativo e pieno zeppo di idee preconcette e di automatismi, oltre che compiacente verso le personali immediate convenienze e conservativo nella sostanza, l'inconscio oppone l'occasione di ripartire da ciò che si svolge intimamente e dalla base reale dell'esperienza e dei processi interni per capire, per cercare il senso puntualmente, senza tralasciare nulla. Di fronte alla complessità del proprio quadro interiore spesso la reazione di chi ne è portatore è di insofferenza oltre che di timore e di diffidenza. Non abituato ad aprirsi all'esperienza interiore e a dialogare con essa, l'individuo è spesso prevenuto nei confronti delle espressioni della propria vita interna cosiddette irrazionali. Cercando di starsene, per quanto possibile, lontano, è pronto a presumere che ci sia là dentro, nell'intimo, nel profondo, solo un agitarsi confuso, un magma di spinte e di sensazioni da tenere a bada, che minacciano di oscurare la lucidità del ragionamento e la accortezza e la coerenza dei propositi. Quanta paura dell'inconscio! Non stupisca che persino gli addetti ai lavori, gli specialisti della psiche, che non abbiano percorso la strada della loro personale ricerca interiore come base e fonte di conoscenza, che si siano semplicemente avvalsi di teorie prese in prestito, di schematismi dottrinali, dove vale più la parola del libro, del caposcuola, che la propria ricerca, abbiano non di rado una sostanziale diffidenza e paura dell'inconscio, mascherata a volte da sufficienza, da apparente padronanza dei termini di un'esperienza interiore, di cui in realtà non hanno imparato né a fidarsi né a comprendere il linguaggio vero, il senso.  L'inconscio, su cui spesso c'è la pretesa, sia del diretto interessato che, in non pochi casi, del curante, di imporre un ordine e una normalizzazione funzionale alla ripresa solita e su solite basi, non si lascia né zittire, né disciplinare. Restituisce all'individuo ciò che scorre in lui, scombinandogli i piani, le previsioni e le pretese, fondamentalmente continua a dargli lo specchio per vedersi. L'inconscio lo rimette "dentro", nel flusso vitale, nel corso vero degli accadimenti interni, lo immerge nella sua storia vera, nella sua dimensione d'esistente. Se finalmente  accolto e compreso, l'inconscio è in grado di renderlo protagonista di conquiste di pensiero, di scoperte originali, lievito di progettualità nuova. Se condiviso e compreso, l'inconscio è capace di far abbandonare all'individuo la sua posizione abituale, avulsa da sé, anonima, passiva, fuori dal tempo e dal suo corso, in cui era più preoccupato dell'altrui sguardo che del proprio, più gregario e spettatore d'altro che riflessivo sul proprio, che creatore del proprio. L'inconscio non accetta la passività, la rinuncia a se stessi, allo sviluppo del proprio originale pensiero e progetto. L'inconscio divide e riapre l'essere, rompe l'univocità del pensato e della visione, ferisce e rilancia la tensione della ricerca. L'inconscio ci divide  nel nostro stare tutt'uno con ciò che, senza verifiche e fondamento,  pensiamo e che ostinatamente tuteliamo di noi stessi. L'inconscio di noi sa vedere e mostrarci ciò che siamo. Lo mostra compiutamente nei sogni. Se si analizza un sogno e, prima di ogni sua parte, poi dell'insieme, si sa ricostruire e ritrovare tutta l'incisività ed espressività simbolica, ci si accorge che nulla  riuscirebbe a illuminare meglio e in modo più efficace la propria situazione interiore e la propria problematica attuale. L'inconscio dilata l'orizzonte, allarga lo sguardo su ciò che stiamo facendo di noi stessi e della nostra vita e sulle prospettive. Capita allora, non di rado, che un percorso di vita venga reso a un certo punto, per intimo sentire, dall'interno, arduo, accidentato e sofferto, quasi impraticabile. Chi è "vittima" di questo, anche forte, malessere interiore e impaccio, ritiene di essere in pericolo, di correre il rischio, "ostacolato"da dentro, di perdere l'opportunità di procedere felicemente. In realtà spesso è soprattutto proteso a inseguire gli eventi, a garantirsi la tenuta del suo procedere consueto, oltre che preoccupato di non essere da meno degli altri e in ritardo rispetto a ciò che è comunemente definito e designato come il percorso da seguire. Spesso chi è "vittima" del nuovo e insistito disagio, ha scarsa visione di ciò che sta facendo realmente di sé, della sua vita. E' abituato a non avere altra visione di realtà possibile se non quella consegnata da fuori, dal pensiero comune, visione da lui assorbita e rafforzata  razionalmente. Da dentro, da dove la crisi viene movimentata e resa cocente, la consapevolezza (che ancora sfugge alla parte "conscia" ) che va rivisto tutto, che va davvero ripensata e compresa la propria condizione e il proprio modo di procedere, che va costruito ciò che serve per dotarsi di autonomia, con una propria visione di sé, con la scoperta di significati e la comprensione di ciò che ha valore, condotta da sè e alla radice. Ecco che l'impaccio, l'ostacolo penosamente sperimentato, la crisi diventano il mezzo e il richiamo, la condizione resasi necessaria per rivedere tutto. Può essere che l'individuo decida a questo punto di fare sul serio, di cercare mezzi per capirsi, per aiutarsi a guardarsi dentro. Può capitare che l'esperienza analitica prenda il via da queste premesse. L'inconscio ha aperto la strada. L'inconscio ancora guiderà e sosterrà la ricerca conducendola verso lo scopo intimamente desiderato. La prima novità, nel dialogo con l'inconscio, sarà quella di imparare a pensare riflessivamente, a cercare con i propri occhi, a generare finalmente conoscenza, conoscenza di sé. Abituati a cercare e a procedere nella conoscenza con mezzi puramente razionali, avvertendone spesso tutta l’astrattezza, l'esperienza e il cammino in analisi  mostreranno invece e sorprendentemente che è possibile  trovare nel sentire la strada e il mezzo per avvicinarsi davvero a se stessi, per orientarsi, per capire.  Non è un risultato istantaneo, il corso interiore va seguito passo dopo passo e il sapiente lavorio dell'interiorità, fatto attraverso i sogni e gli svolgimenti del sentire, va condiviso a fondo, compreso puntualmente e prolungatamente per fondare nuova fiducia e capacità di capirsi in sintonia e in accordo col proprio profondo. E' importante che l'analisi consegni nel tempo all'individuo capacità piena di dialogo con la propria esperienza interiore, vera risorsa per conoscere, per orientarsi e per far crescere se stesso anche in seguito, finita l'esperienza analitica. A dirigere sarà e continuerà a essere l'inconscio, capace di  guidare, di orientare e di dettare i tempi e i modi della ricerca. Nel corso dell'esperienza analitica l'inconscio mostra di saperlo fare, regolando il corso della vicenda interna ( dei vissuti, del sentire, della trama degli accadimenti interni ), rendendola base e occasione di avvicinamento a sé e di conoscenza e principalmente offrendo i sogni, veri fari della ricerca. Al resto dell'individuo,  prima durante l'esperienza analitica e in seguito ancora, il compito importante di porsi in ascolto, di mettere a disposizione , lasciandosi prendere e condurre, la voglia di scoprire, di capirsi, di arrivare a se stesso, di andare sempre avanti. Non c'è guida più saggia e capace per la conoscenza e la realizzazione di se stessi dell'inconscio. Il mio lavoro di analista è stato ed è possibile solo in virtù di questa guida.